Metal e Letteratura Baltica (3) l'Estonia


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N. B: l'Estonia ha raggiunto la completa indipendenza dalla Russia solamente nel 1991


Il nome del paese (in estone "Eesti") rimanda all'aestiorum gentes menzionate nella "Germania" di Tacito del I secolo d.c, mentre nelle fonti arabe si trova il nome di Astlanda. Gli estoni sono di stirpe finnica, parenti stretti dei finlandesi dai quali sono separati da un braccio di mare largo appena 70 km. In effetti, Estonia e Finlandia sono state divise più dalla storia che dalla geografia.
L'estone appartiene al gruppo balto-finnico della famiglia ugrofinnica, parente stretta dal finnico dal quale si è staccata solo verso il VII secolo; la morfologia si caratterizza per l'assenza dei generi grammaticali, in compenso c'è un complicato sistema di declinazione con 14 casi. Il lessico estone, se si prescinde dai prestiti germanici, baltici e slavi, coincide in larga misura con quello finlandese.
L'archeologia documenta insediamenti umani nel territorio dell'attuale Estonia a partire dal IX millennio a.c. Successivamente, nel III millennio, popolazioni finniche stabilitesi originariamente molto più a oriente migrarono e si insediarono sulla costa baltica orientale. A partire dal medioevo, comunque, l'Estonia subisce una serie di attacchi e invasioni da parte di Russi, Svedesi, Danesi, Tedeschi.

Canti, danze, costumi: la cultura del popolo Seto

I Seti, in estone "Seto", sono una minoranza finnica che abita una regione storica - Setomaa - situata sulla costa occidentale e meridionale del lago di Pskov, la parte più meridionale del lago Peipus. I Seti furono cristianizzati fra il X e il XII secolo. In occasione di feste e ricorrenze i Seti sfoggiano caratteristici abiti multicolori e spettacolari gioielli in argento, che ornano il petto delle donne sposate.






Le canzoni popolari dei Seti (i "Leelo") sono state dichiarate dall'Unesco nel 2009 patrimonio dell'umanità. Nella tradizione folclorica Seto spesso un cantore improvvisa versi in tono molto alto e il resto del coro li ripete. I cantori più bravi (chiamati "Lauluima", letteralmente "la madre dei canti") sono in grado di recitare a memoria fino a 20 000 versi.

La leggenda della Dama Bianca di Haapsalu

 
Leggenda vuole che nelle notti di luna piena all'interno del battistero nel castello di Haapsalu si aggiri il fantasma di una dama in bianco. In epoca medievale, durante il vescovato di Oeselwiek, una ragazza del luogo si innamorò, ricambiata, di un ecclesiastico che a più riprese la fece entrare nel castello - all'epoca severamente precluso alle donne - sotto le mentite spoglie di un ragazzo del coro. Il trucco fu infine scoperto e il vescovo non ebbe pietà dei giovani amanti: il canonico venne imprigionato e lasciato morire di fame, la fanciulla murata viva nel battistero allora in costruzione. Una storia talmente popolare che ne è nato un festival: si svolge in agosto, in corrispondenza della luna piena, tra musica, teatro e mercatini dell'artigianato.

Metà del paese è ricoperta di foreste, fonte di alimenti, materie prime e benessere sia fisico sia spirituale: gli estoni sono in fondo ancora un popolo pagano e si affidano molto più volentieri alle leggi della natura che a quelle dettate dalla religione di turno, si chiami comunismo o cristianesimo. 


Ed ecco perché la domenica in Estonia è fatta per abbracciare pini e betulle e non per andare a messa. Ma guai a dimenticare la propria identità, che per gli estoni è sacra almeno quanto le loro foreste. E tra i tanti modi di sentirsi estoni il canto ha sempre avuto la precedenza assoluta. Qui di seguito una lista di band folk e neo folk estoni:
 

- Trad Attack (folk rock)



 

- Metsatöll (folk metal)




- Zetod (tradizione musicale seto + pop)




- Maarja Nuut (voce femminile + violino ed elettronica)






- Svjata Vatra (band estone-ucraina con tromboni e cornamuse)

Da citare anche Kerli, la più famosa in assoluto, anche se la sua musica non è folk, ma pop. (Nota di Lunaria: Kerli ha cambiato più volte look: è passata da un look da gothic lolita tendente al "principessina rococò" ad uno "cyber" in total white - abbastanza kitch - fino all'ultimo sfoggiato nel video "Feral Hearts", quasi paganeggiante. 






Personalmente penso che i suoi lavori migliori siano "Love is Dead", "Diamond Hard" e "Feral Hearts"; quest'ultimo video è stato appunto girato in Estonia)








ALTRE BAND ESTONI 



Assamalla: Black Metal, più melodico nei cd successivi al debutto





Celestial Crown, Gothic Metal old style; in alcuni spoken word ricordano i Cradle of Filth di "Dusk and Her Embrace", anche se la band è molto più ancorata al suono teatrale-recitativo di matrice My Dying Bridiana e non cade mai nel puro Black Metal Sinfonico.






Devotus Regnum (Symphonic Black Metal)






Diversia, Gothic Metal con female vocals, che potrebbe piacere ai fans dei Sentenced




Gli Ecthalion, autori di un Doom Gothic Death old style





E ancora...






Gustateveli qui:









L'Estonia dal punto di vista letterario

Il patrimonio culturale del mondo baltico pagano consisteva nella mitologia e nella cultura orale, di cui resta ancora oggi traccia in racconti e canti popolari. Perciò qualsivoglia storia delle letterature baltiche, per quanto breve, non può prescindere dell'ampio patrimonio dei canti. Essi costituiscono la fonte privilegiata per conoscere il passato dei popoli del Baltico, i loro usi e costumi pagani, la loro visione del mondo, cui fanno frequente riferimenti antropologi, etnologi e linguisti. Pervenutici in numero enorme, questi canti, alcuni dei quali risalgono all'epoca precristiana, datano a partire dal XIII secolo. Come ricorda lo studioso lettone Walters: "Le dainas (*), i canti popolari lettoni, sono comparabili ai più bei poemi della letteratura mondiale. Si cantavano in Lettonia molto tempo prima che la Francia vedesse nascere i trovatori e la Germania i Minnesanger, molto prima del secolo di Dante e di Chaucher, in un'epoca in cui la Russia non aveva ancora prodotto i cantari delle geste di Igor". Caratterizzati da un accentuato lirismo, i canti popolari baltici sono componimenti in genere molto brevi, di 4-5 versi, con prevalenza di temi naturali e familiari, talvolta satirici o guerreschi, talvolta erotici.

Anche l'antichità estone si caratterizza per un ricco patrimonio di canti popolari, espressione tipica di tutto il mondo baltico pagano. I primi libri in lingua estone comparvero contemporaneamente alla Riforma: nel 1535 venne pubblicato a Wittemberg (in Germania) un "catechismo" luterano; il pastore Müller (1575-1608) scrisse e pubblicò alcuni dei suoi sermoni. A partire dal Seicento e durante i successivi secoli XVI-XVIII, al prevalente contenuto religioso si affiancò quello linguistico: nel 1637 Stahl pubblicò una grammatica basata sul dialetto settentrionale, nel 1693 Hornung redasse una famosa "Gramatica estonica", nel 1739 venne pubblicata una traduzione della Bibbia. Nello stesso tempo i cosiddetti "estofili", uomini di cultura tedeschi attenti alla lingua e alla cultura estoni, manifestarono con molte opere questo loro interesse.
Una vera e propria letteratura scritta da Estoni apparve solo nei primi decenni dell'Ottocento, con la poesia patriottica e filosofica di Peterson (1801-1822) e le raccolte di canti popolari curate da Fählmann (1798-1850). L'interesse per la lingua viva del popolo e l'influenza del Kalevala finlandese agirono sull'opera di poco successiva di Kreutzwald (1803-1882), che scrisse l'epopea nazionale Kalevipoeg ("Figlio di Kalev"). Basato su temi del folklore estone, il poema narra in 20 canti le avventure dell'eroe estone, che finiscono con l'arrivo degli invasori stranieri e la morte di Kalevipoeg.


"Al portone dell'inferno" di Friedrich Robert Fahlmann (**)

Fu posto il figlio dei Kalev
sul dorso di un cavallo bianco
per vie segrete inviato
ai confini del Regno dell'Inferno:
a custodire il portone
a rimproverare il Cornuto
perché non si salvasse il Compare
dai ceppi, il Maligno del vincolo.

Quando poi il figlio dei Kalev
rotolò al portone di roccia,
all'ingresso del mondo sotterraneo,
dall'alto venne un grido:
"Colpisci la rupe col pugno!"
E la percossa della greve mano
aprì uno squarcio nella rupe,
ma la mano restò nella morsa di pietra,
il pugno chiuso nella rupe.

Là siede sul cavallo
ora il figlio dei Kalev -
la mano imprigionata nella roccia.
Come una sentinella custodisce il portone.
Vigila, incatenato, le catene di un altro.

Tentano i figli dell'Inferno
con la fiaccola accesa ai due estremi
d'indebolire le catene
e frantumare i vincoli.
Verso Natale le maglie della catena
si assottigliano fino a un capello -
ma quando annuncerà il gallo dell'alba
dal portone di Vanaisa, col suo grido,
l'arrivo della festa di Natale,
di nuovo ingrosseranno, all'improvviso,
le maglie della catena.

Di tanto in tanto, Kalevipoeg
tenta con forza di estrarre la mano
dalla parete di roccia:
e scuote e tuona,
sì che ne trema il fondo della terra,
le colline vacillano,
spumeggia bianco il mare.
E la mano da Mana regge l'uomo
perché la sentinella del portone,
perché il figlio guardiano non fugga dall'inferno.

Ma verrà tempo
in cui tutte le fiaccole ai due estremi
interamente arderanno,
e la fiamma di fuoco
libererà le mani dalla morsa di pietra.
Allora Kalev ritornerà a casa,
porterà gioia ai suoi figli,
rinnoverà la vita dell'Estonia.

Con il risveglio nazionale, poesia e prosa furono ovviamente dominate dal tema dell'amor di patria, espresso con toni spesso romantici da Koidula (1843-1886), Liiv (1864-1913) e Tamm (1861-1907). Nonostante la politica di russificazione forzata messa in atto tra Ottocento e Novecento, la giovane letteratura estone riuscì ad aprirsi ai fermenti intellettuali europei, soprattutto di stampo francese, che ispirarono le tematiche naturalistiche presenti soprattutto nell'opera di Vilde (1865-1933). Di notevole importanza fu la fondazione del 1905 di "Noor Eesti" ("Giovine Estonia"), movimento che si impegnerà per il riscatto nazionale fino al 1916: il gruppo mise in atto una rivoluzione culturale di enorme portata e coinvolse vari aspetti della società estone; fra i nomi più noti: Suits (1883-1956), Tammsaare (1878-1940), Tuglas (1886-1971). Nel corso di 10 anni si era così formata una nuova lingua letteraria, si erano rinsaldati i contatti con la Finlandia e si era rinforzato il sentimento dell'unità ugro-finnica.

L'avanguardia storica del primo Novecento si concretizzò nel movimento Siuru, così chiamato dal nome di un mitico uccello menzionato nel "Kalevipoeg".
Under, Visnapuu, Semper, Barbarus, Alle, furono gli esponenti principali della nuova scuola letteraria: fu merito loro se dal 1917 al 1920, cioè durante la più acuta crisi politica, poesia e lirica seppero mantenersi al centro dell'attenzione del paese. Il programma poetico del Siuru era basato su un estetismo estremo: i vati percorrevano l'Estonia in stato di esaltazione, declamando o cantando i loro versi. Dopo la vampata del Siuru la letteratura estone dell'epoca indipendente attraversò due momenti importanti: il realismo e la reazione al realismo. La conversione neorealista venne propugnata soprattutto da Kivikas, con una serie di romanzi ambientati negli anni '20, e da Tammsaare, forse il più grande romanziere estone.
Altri autori, come Jacobson e Vallak si interessarono soprattutto alle condizioni di vita degli emarginati e del sottoproletariato. Sutiste si schierò a fianco del proletariato. In poesia, si impose Talvik e Uku Masing, studioso di filosofie orientali. 
Altri autori da menzionare: Kross, Kaplinski, Valton, Kalep, Kangro, Ivask, che operarono alla letteratura estone all'estero, in esilio.


(*) I baltici amano cantare. Non c'è festa o ricevimento che si rispetti in cui non s'intoni qualcuno dei melodiosi e malinconici canti popolari (dainos in lituano, dainas in lettone, rahvalaule in estone). Quella del canto è anzi una delle maggiori caratteristiche panbaltiche, che cancella i distinguo di ordine geo-politico o etno-linguistico attraverso i quali cerchiamo di comprendere la variegata realtà di Baltico in tutte le sue sfaccettature.
La datazione dei canti popolari baltici non è sempre facile ma spesso nei loro testi possiamo ritrovare conservate informazioni sulla cultura materiale e la visione del mondo degli antichi Balti. Se infatti, nonostante la loro arcaicità, le lingue del Baltico sono attestate in versione scritta soltanto dal XVI secolo, il canto popolare rappresenta il continuum ininterrotto della tradizione orale, ben viva dall'epoca preistorica fino a oggi. Anche le feste popolari delle genti baltiche, che si richiamano direttamente a riti pagani, sono molto significative. Hanno quasi sempre un ciclo stagionale, legato alla semina, alla mietitura, al cambio delle stagioni: per ogni circostanza vi sono specifiche danze, canzoni, melodie.


(**)  L'autore del poema nazionale estone "Kalevipoeg" scomparve precocemente; si chiamava Friedrich Robert Fahlmann (1798-1850) e non potè terminare l'opera che verrà poi conclusa dall'amico Kreutzwald: sono circa 20.000 versi, ispirati alla leggendaria figura dell'eroe Kalevipoeg, figlio dell'antico re estone Kalev. Il sottotitolo recita "Antichi canti epici del popolo estone", e si tratta di un vero gioiello di poesia epica, costruito sulla base di materiale autentico della tradizione e seguendo il piano del Kalevala finlandese. L'epopea di Kalev svolse un notevole ruolo politico nel Risorgimento estone, cementando la nazione e segnando l'inizio dell'attenzione alla lingua viva del popolo e la rottura con la tradizione della lingua ecclesiastica.

Immagini sul Kalevipoeg