Milton, Satana e il Black Metal!

E come avevo promesso diversi mesi fa, ecco il maxi speciale su Milton!

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Indubbiamente Satana è la più grande creazione del genio miltoniano, il più imponente, aggressivo, affascinante dei personaggi del Paradiso Perduto; al punto da giocare un brutto scherzo al suo creatore: far credere che proprio lui, il puritano John Milton, fosse dalla sua parte, non solo simpatizzando, ma addirittura identificandosi col grande ribelle infernale. Cosa che non passò mai per il capo di Milton; se poi una certa dose di simpatia sia sfuggita al suo autocontrollo, se sia stato il suo subconscio ad identificarsi con Satana, a noi non è dato di indagare. 



Quando riemerge dal lago ardente e s'avvia alla spiaggia, riscotendosi dopo la caduta dal Cielo, Satana non ha perso ancora, se non in piccola parte, lo splendore della sua natura angelica. La sua luce è come quella del sole, velata però dalle nebbie del mattino o come quella della Luna, oscurata in parte da un'eclissi.




Quando, passate in rassegna le sue schiere, convoca il gran concilio strategico di Pandemonium, Satana siede in trono, circondato da mille semidei su seggi d'oro. Ma col procedere del dibattito la favolosa impotenza del Titano comincia a ridursi a dimensioni più umane e col decrescere della gigantesca statura, emergono caratteristiche e atteggiamenti simili piuttosto a quelli di uno scaltro, abilissimo leader politico o di un potente condottiero. La sua forza è più che umana, ma già costretta in schemi che ci sono familiari: per la prima volta si attenua l'atmosfera mitica, sovrannaturale, che aleggiava intorno alla sua figura. Il ribelle acquista però ben presto una nuova grandezza, quella di un coraggio smisurato come il suo orgoglio.




 

Quando affronta il viaggio attraverso il vasto spazio sconosciuto per raggiungere il Paradiso Terrestre, è il nuovo spazio di Copernico e Galileo quello in cui Satana si avventura: lo spazio senza limiti, senza confini, dove tempo, luogo, dimensioni, sono concetti senza senso: il vuoto, dove non v'è mare, né coste, né aria, né fuoco ma il Caos. Il Gran Nemico lo osserva, dall'orlo dell'inferno: un lungo momento di esitazione, finché la sua tempra indomabile ha il sopravvento, e il suo orgoglioso coraggio affronta gli inquietanti misteri del Nulla.  Eppure il re dei demoni non è poi così forte ed incrollabile come sembra: ha i suoi momenti di stanchezza, i suoi ripensamenti, conosce i dubbi, le incertezze, anche la paura. E nell'inferno della sua anima si succedono le esitazioni, la feroce determinazione, l'ira ribollente per la propria debolezza, l'invidia inconfessata e quindi l'odio più cupo per l'Uomo, così felice e puro e innocente. Una ridda di abiezioni, in mezzo alle quali s'aprono ancora, tuttavia, spiragli di luce, specialmente quando paragona, con infinita amarezza, il suo stato attuale a quello di un tempo, e a quello, inesorabilmente peggiore, che verrà. E quando ammette, sia pur a denti stretti, che sua soltanto, e non di Dio, è stata la colpa di quanto è successo, sa che potrebbe forse tornare al Cielo e indugia sul quel pensiero. Ma non è certo uno scrupolo del genere a trattenere il ribelle: la molla che lo fa agire è l'orgoglio, l'incoercibile orgoglio: per tornare a Dio dovrebbe pentirsi, sottomettersi. Impossibile, intollerabile! "Male, sii tu il mio Dio!", il grido blasfemo ribadisce la condanna. Satana ha scelto ancora una volta, deliberatamente, inesorabilmente: sarà l'eterno nemico, l'antagonista di Dio; è il primo passo verso la degradazione. Il suo pallido volto si sfigura tre volte, d'ira, d'invidia, di disperazione. E sottilmente, attraverso un gioco di similitudini, il poeta ne sottolinea anche il decadimento fisico. L'angelo caduto viene paragonato sempre più frequentemente ad animali sempre più bassi, fino al serpente. Tuttavia riesce difficile al poeta dimenticare l'affascinante figura del ribelle, la gloria torbida, la tenebrosa maestà delle sue prime apparizioni: il grande Satana in disfacimento ha ancora dei sussulti di grandezza. Per esempio, quando l'angelo Ituriele lo scopre, nel Paradiso Terrestre, e lo tocca con la sua lancia, il Nemico si erge improvviso in tutta la sua statura, lo fronteggia con l'antica baldanza. Come una vampata d'incendio improvvisa, suscitata da una favilla sprizzata su polveri piriche.    

Qualche verso del "Paradiso Perduto" di John Milton! E siccome mi piace l'Inglese antico, riporto anche il testo originale, che fa molto Cradle of Filth :D

Qualche info sull'Autore:

John Milton nacque a Londra nel 1608; poeta di educazione puritana (sì, in effetti qua e là nell'Opera appaiono leggeri cenni di "misoginia", con una garrula e felicemente obbediente Eva...comunque sorvolando sui difetti dell'opera, Milton resta sicuramente uno dei massimi Poeti Inglesi!), compì un lungo viaggio in Italia (1638-1639) ma tornò in Patria allo scoppio della guerra civile, durante la quale fu partigiano di Cromwell. Oltre ai Poemetti giovanili "L'allegro" e "Il pensieroso", all'Idillio Pastorale "Comus", all'Elegia "Lycidas", ai Sonetti ("Sulla mia cecità" il più noto), scrisse trattati teologici e polemici, anche se la sua fama è legata al Poema "Paradiso Perduto", seguito da "Paradiso Riconquistato" (io però non l'ho mai trovato in giro...) e la Tragedia "Sansone Agonista". Morì nel 1674.  

Libro I

"Chi fu che li sedusse per primo all'insana rivolta?
Il Serpente infernale; fu lui che con malizia,
accecato da invidia e vendetta, trasse in inganno la madre
di tutti gli uomini, al tempo che il suo orgoglio
l'aveva esiliato dal cielo con tutte le sue schiere
di angeli ribelli, con il cui aiuto aspirava a levarsi
più in alto della gloria dei suoi pari, convinto
di poter uguagliare l'Altissimo, se gli si fosse opposto;
e in ambizioso disegno un'empia guerra mosse
nei cieli contro il seggio ed il regno di Dio.
Ma la lotta orgogliosa fu inutile. Poichè l'Onnipossente
lo gettò capofitto fiammeggiante dall'etereo cielo
con orrenda rovina riarso in quella perdizione senza fondo,
dove dimora in catena di adamante, nel fuoco della pena,
colui che aveva osato sfidare alle armi il Dio Onnipotente.
Nove volte lo spazio che il giorno e la notte misura
agli uomini mortali, con la sua orrenda ciurma fu sconfitto,
e cadde rotolando nel golfo di fuoco, travolto, sebbene immortale.
Ma il destino altra pena doveva riservargli; il pensiero della felicità perduta e insieme del dolore interminabile ancora lo tormenta, e così getta attorno i suoi sguardi funesti,
che testimoniano immensa afflizione, e sgomento
commisto a odio tenace, e inflessibile orgoglio. Per quanto è dato agli angeli distendere lo sguardo, egli subito osserva quell'aspro e pauroso e desolato luogo, quella prigione orribile e attorno fiammeggiante come una grande fornace, e tuttavia da quelle fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra nella quale si scorgono visioni di sventura, regioni di dolore e ombre d'angoscia, e il riposo e la pace non vi si troveranno, né mai quella speranza che ogni cosa solitamente penetra; e solo una tortura senza fine urge perenne, e un diluvio di fiamme nutrito di zolfo sempre ardente, mai consunto: tale è il luogo che la Giustizia Eterna aveva preparato per quei ribelli; qui la prigione era stata ordinata nella tenebra esterna, e lo spazio assegnato tanto lontano da Dio e dalla luce del cielo tre volte la distanza dal centro del polo estremo."

Book I

"Who first seduced them to the foul revolt? Th'infernal Serpent; he it was whose guile, stirred up with envy and revenge, deceived the mother of mankind, what time his pride had cast him out from heav'n, with all his lost of rebel angels, by whose aid aspiring to set himself in glory above his peers, he trusted to have equaled the Most High, if he opposed; and with ambitious aim against the throne and monarchy of God raised impious war in heav'en and battle proud with vain attempt. Him the Almighty Power hurled headlong flaming from th'ethereal sky with hideous ruin,and combustion down to bottomless perdition, there to dwell in adamantine  chains and penal fire, who durst defy th'Omnipotent to arms. Nine times the space that measures day and night to mortal men, he with his horrid crew lay vanquished, rolling in the fiery  gulf confounded though immortal. But his doom reserved him to more wrath; for now the thought both of lost happiness and lasting pain torments him; round he throws his baleful eyes, that witnessed huge affliction and dismay mixed with obdùrate pride and steadfast hate. At once as far as angels ken he views the dismal situation waste and wild a dungeon horrible, on all sides round as one great furnace flamed, yet from those flames no light, but rather darkness visible served only to discover sights of woe, regions of sorrow, doleful shades, where peace and rest can never dwell, hope never comes that comes to all; but torture without end, still urges, and a fiery deluge, fed with ever-burning sulphur unconsumed: such place Eternal Justice ha prepared for those rebellious, here their prison ordained in utter darkness, and their portion set as far removed from God and light of heav'n as from the center thrice to th'utmost pole."

 
Riporto anche la traduzione di Lazzaro Papi (una traduzione che sconsiglio, se non si conosce già bene l'Opera, perchè lo stile di Papi è troppo aulico e, a tratti, difficile, se non incomprensibile! è meglio prima accostarsi ad una traduzione in italiano corrente dell'Opera di Milton, e poi magari leggersi, giusto per curiosità, o anche per apprezzare "l'Italiano Antico", quella di Lazzaro Papi)

"Al turpe eccesso chi sedusse gl'ingrati?
Il Serpe reo d'Inferno fu. Mastro di frodi e punto
da livore e vendetta egli l'antica
nostra madre ingannò, quando l'insano
orgoglio suo dal ciel cacciato l'ebbe
con tutta l'oste de' rubelli Spirti.
Su lor coll'armi loro alto a levarsi
ambìa l'iniquo e d'agguagliarsi a Dio
pensò superbo rivolgendo in mente,
incontro al soglio del Monarca eterno
mosse empia guerra e a temeraria pugna
venne, ma invan. L'onnipossente braccio
tra incendio immenso e orribile ruina
fuor lo scagliò dalle superne sedi
gù capovolto e divampante in nero,
privo di fondo disperato abisso;
ove in catene d'adamente stretto
a starsi fu dannato e in fiamme ultrici
qual tracotato sfidator di Dio,
e già lo spazio che fra noi misura
la notte e'l dì, nove fiate scorse,
che con l'orrida ciurma avvolto ei stava
nell'igneo golfo, tutto sbigottito
benchè immortal.Pur lo serbava ancora
a maggior pena il suo decreto. Intanto
l'aspro pensiero del perduto bene,
e del futuro interminabil danno
il cruccia alternamente. Intorno ei gira
le bieche luci una profonda ambascia
spiranti e un cupo abbattimento misto
d'odio tenace e d'indurato orgoglio:
ed in un punto, quanto lungi il guardo
d'un Angelo si stende, ei l'occhio manda
su quell'atroce, aspro, diserto sito;
carcere orrendo, simile a fiammante
fornace immensa; ma non già da quelle
tetre fiamme esce luce; un torbo e nero
baglior tramandan solo, onde si scorge
la tenebrosa avviluppata massa
e feri aspetti e luride ombre e campi
d'ambascia e duol, dove non pace mai,
non mai posa si trova, e la speranza
che per tutto penétra, unqua non scende.
Quivi è tormento senza fin, che ognora
incalza più, quivi si spande eterno
un diluvio di foco, ognor nudrito
da sempre acceso e inconsumabil solfo.
Tal la Giustizia Eterna a quei ribelli
aveva apparecchiata orrenda chiostra
d'esterno tenebror, remota tanto
dalla luce del ciel quant'è tre volte
lontan dal centro della terra il polo
dell'Universo."

Riporto qualche stralcio del discorso che Satana, appena caduto, rivolge alla sua cerchia di fedeli; è un monologo tutto intriso di eroismo, per quanto disperato, un eroismo puro, che pur sapendo benissimo della sua inevitabile sconfitta, non esita a erigersi come ribelle e condottiero: ad essere esaltato, a mio parere, è proprio lo sforzo del tentativo alla rivolta, che per quanto disperata e votata allo scacco e alla sconfitta, è vista come totale affermazione del Sé. è la parte più celebre del Poema, citatissima nel periodo del Romanticismo da tutti gli artisti ribelli alla società, che si identificavano con il Satana miltoniano; Dio, secondo questa interpretazione romantica era quindi lo Stato, la Chiesa Dogmatica, la società opprimente che soffoca il genio del singolo, in perenne lotta per affermarsi o farsi accettare "in un mondo massificato"; e se era così nel 1800, pensiamo a come sia la nostra società attuale, dove tutto è "piattificato"!
In questo brano di Milton, compaiono a mio avviso, due grandi temi legati al libero arbitrio: il proprio io, la propria mente, vista come inferno, o come stato perenne, che non può non rimandare al concetto di Swedenborg, oltre che ai successivi Goethe e Schiller, (e rifacendoci molto liberamente a Kierkegaard, potremmo persino dire "Non sei tu che mi perdoni Dio, sono io che non perdono me stesso, e non so che farmene del tuo perdono, se io a me stesso non perdono la mia disperazione") e il regnare, come proprio Dio, persino su un regno orribile o d'oscurità totale, la cui unica luce è proprio quella dell'Orgoglio e della Superbia Fiera di Se Stessi, perché è meglio essere padroni di se stessi in un luogo oscuro e desolato, piuttosto che essere servi - senza aver voluto essere creati - in una prigione dorata.
Viene quasi da sorridere, pensando che una delle più belle rappresentazioni letterarie di Satana, venga proprio da uno scrittore cristiano di educazione puritana!
 
Libro I

"Che importa se il campo è perduto? Non tutto
è perduto; la volontà indomabile, il disegno
della vendetta, l'odio immortale e il coraggio
di non sottomettersi mai, di non cedere: che altro
significa non essere sconfitti?"

What though the field be lost?
All is not lost: the unconquerable will,
and study of revenge, immortal hate,
and courage never to submit or yield:
and what is else not to be overcome?


" [...] Strappata dal Peloro, o dal fianco squarciato
dell'Etna che rintrona, le viscere sempre nutrite
di combustibile e pronte a concepire fuoco
sublimato di furia minerale porgono aiuto ai venti
e lasciano un fondale abbruciacchiato, ravvolto
di fumo e di fetore: simil era il terreno sul quale
posavano le piante dei piedi maledetti. Lo seguiva il compagno più prossimo, entrambi gloriandosi
di essere sfuggiti al gorgo dello Stige
simili a dei, recuperate ormai tutte le forze,
e non perchè era il potere più alto ad averlo voluto.
"è questa la regione, è questo il suolo e il clima"
disse allora l'Arcangelo perduto, "è questa sede che
abbiamo guadagnato contro il cielo, questo dolente buio
contro la luce celestiale? Ebbene, sia pure così
se ora colui che è sovrano può dire e decidere
che cosa sia il giusto: e più lontani siamo
da lui e meglio è, da lui che ci uguagliava per ragione
e che la forza ha ormai reso supremo
sopra i suoi uguali. Addio, campi felici
dove la gioia regna eternamente! E a voi salute, orrori,
mondo infernale; e tu, profondissimo inferno, ricevi
il nuovo possidente: uno che tempi o luoghi
mai potranno mutare la sua mente. La mente è il proprio luogo,
e può in sé fare un cielo dell'inferno, un inferno del cielo.
Che cosa importa dove, se rimango me stesso; e che altro
dovrei essere allora se non tutto, e inferiore soltanto a lui
che il tuono ha reso il più potente? Qui almeno
saremo liberi; poichè l'Altissimo non ha edificato
questo luogo per poi dovercelo anche invidiare,
non ne saremo cacciati: vi regneremo sicuri, e a mio giudizio
regnare è una degna ambizione, anche sopra l'inferno:
meglio regnare all'inferno che servire in Paradiso."

Torn from Pelorus, or the shatterd side
of thund'ring Etna, whose combustible
and fueled entrails thence conceiving fire,
sublimed with mineral fury, aid the winds,
and leave a singèd bottom all involved
with stench and smoke: such restig found the sole
of unblest feet. Him followed his next mate,
both glorying to have scaped the Stygian flood
as gods, and by their own recovered strenght,
not by the sufferance of supernal power.
"Is this the region, this the soil, the clime,"
said then the lost Archangel, "This the seat
that we must change for heav'n, this mournful gloom
for that celestial light? Be it so, since he
who now is sovran can dispose and bid
what shall be right: fardest from him is best,
whom reason hath equaled, force hath made supreme
above his equals. Farewell, happy fields,
where joy for ever dwells! Hail, horrors, hail,
infernal world, ant thou, profundest hell,
receive thy new possessor: one who brings
a mind not to be changed by place or time.
The mind is its own place, and in itself
can make a heav'n of hell, a hell of heav'n.
What matter where, if I be still the same,
and what I should be, all but less than he
whom tunder hath made greater? Here at least
we shal be free; th'Almighty hath not built
here for this envy, will not drive us hence:
here we may reign secure, and in my choice
to reign is worth ambition, though in hell:
better to reign in hell than serve in heav'n." 

 
Libro IV

"E quindi maledetto quel suo amore, se l'amore o l'odio
essendo ormai per me la stessa cosa mi procura solo
un eterno dolore. Ma no, maledetto piuttosto
tu che liberamente scegliesti la tua volontà
contro la sua volontà, e così giustamente ti rammarichi.
Me miserevole! per quale varco potrò mai fuggire
l'ira infinita, e l'infinita disperazione?
Perchè dovunque fugga è sempre inferno: sono io l'inferno;
e nell'abisso più fondo un altro abisso
ancora più profondo si spalanca, e minaccia
di divorarmi, e a confronto l'inferno che subisco
mi sembra essere un cielo."

Be then his love accurst, since love or hate,
to me alike, it deals eternal woe.
Nay cursed be thou, since against his thy will
chse freely what it now so justly rues.
Me miserable! which way shall I fly
infinite wrath, and infinite despair?
Which way I fly is hell; myself am hell;
and in the lowest deep a lower deep
still threat'ning to devour me opens wide,
to which the hell I suffer seems a heav'n.

 
"Mi adorano sul trono dell'inferno
con diadema e scettro
così elevati, e proprio mentre cado
sempre più in basso, supremo ormai solo nella miseria -
essendo questa la gioia che dona l'ambizione."

While they adore me on the throne of hell,
with diadem and scepter high advanced,
the lower still I fall, only supreme
in misery; such joy ambition finds.


E ora, l'altra traduzione, ad opera di Lazzaro Papi!

"Intorno Ei gira
le bieche luci una profonda ambascia
spiranti e un cupo abbattimento misto
d'odio tenace e d'indurato orgoglio:
ed in punto, quanto lungi il guardo
d'un Angel si stende, Ei l'occhio manda
su quell'atroce aspro, diserto sito;
carcere orrendo, simile a fiammante
fornace immensa; ma non già da quelle
tetre fiamme esce luce; un torbo e nero
baglior tramandan solo, onde si scorge
la tenebra avviluppata massa
e feri aspetti e luride ombre e campi
d'ambascia e duol, dove non pace mai,
non mai posa si trova, e la speranza
che per tutto penétra, unqua non scende.
Quivi è tormento senza fin, che ognora
incalza più, quivi si spande eterno
un diluvio di foco, ognor nudrito
da sempre acceso e inconsumabil solfo."

Un commento, all'Opera di Milton

"L'antitesi irriducibile Dio-Satana torna ad essere il motivo ispiratore del "Paradiso Perduto", di John Milton (1608-1674). Satana, l'angelo ribelle, precipita assieme a quelli che l'hanno voluto seguire nel caos, ma non si arrende. Ha udito in cielo una profezia a proposito della creazione di un nuovo mondo, la Terra, e di un essere, l'Uomo, e decide di saperne di più. Da qui prende il via una serie di eventi drammatici: il Figlio offre se stesso per la salvezza dell'umanità, destinata a essere tentata e pervertita dal Demonio. Satana assume la forma di angelo minore e penetra, tra dubbi e timori, nell'Eden; Eva viene tentata una prima volta da Satana perché mangi il frutto della scienza nonostante la proibizione divina, ma interviene l'arcangelo Raffaele e racconta la storia della battaglia fra angeli buoni e angeli ribelli... Ma Satana non demorde. Tornato al Cielo, l'arcangelo ritorna nell'Eden sotto forma di nebbia, si insinua nel serpente, e si avvicina nuovamente a Eva. Blandendola scaltramente, la induce a mangiare il frutto proibito, e ad offrirlo ad Adamo. Dio allora pronunzia una servera condanna contro la prima coppia, che scaccia dal Paradiso terrestre. La Morte e la Colpa, incoraggiate dal successo di Satana, decidono di salire nel mondo abitato dall'uomo, ma l'arcangelo Michele predice l'incarnazione, la morte e la resurrezione del Figlio di Dio per la salvezza dell'umanità. La partita ora si gioca sulle virtù teologali della Fede e della Speranza, ma le porte del Paradiso terrestre si sono chiuse per sempre, e una schiera di cherubini si pone alla guardia del divino giardino.

Con Milton, suo malgrado, Satana assume definitivamente un aspetto di bellezza irrimediabilmente decaduta, e, quindi, di inconsolabile nostalgia. (già il titolo del Poema è estremamente significativo). Solo chi ha rivestito questa bellezza fulgente può amaramente rimpiangerla e dare, nel suo non arrendersi, una potente caratterizzazione del Male, che è come dire  della disperazione.
"Un Lucifero come quello di Dante, ficcato immobile in mezzo alla terra, non può ricevere un aspetto epico, ma se un poeta sviluppa il mito di Lucifero come protagonista di una poema solenne, la figura stessa del Diavolo deve necessariamente assurgere all'altezza dell'Epica: così Milton alla fine nobilita il suo Satana-Lucifero con la Grandiosità stessa del compito che gli fa assumere, e la serietà con la quale egli cerca di condurlo a effetto." (A.S.Nulli)

RESPONSABILITà E LIBERO ARBITRIO NEL "PARADISO PERDUTO"

La struttura del "Paradiso Perduto" è quella degli antichi poemi classici, come l'Iliade o l'Eneide.
Vi si racconta un'unica vicenda, la caduta dell'Uomo. Gli episodi collaterali come la ribellione di Lucifero o la creazione, sono raccontati da qualche personaggio, come accade nel poema virgiliano; in questa cornice classica si inserisce la teologia di Milton, che è un fatto tutto personale dello scrittore: essa poggia sulle fondamentali idee cattoliche, modificate dalla Riforma: la creazione dell'Uomo, la caduta, l'incarnazione di cristo, la redenzione, il giudizio finale. Del cattolicesimo respinge la dottrina del Purgatorio, l'autorità papale, l'intercessione dei santi, la confessione. Si stacca dalla chiesa anglicana rifiutando ogni forma di gerarchia e ogni imposizione di culto esteriore. Ma non va del tutto d'accordo nemmeno con i puritani, perché si ribella alle loro idee riguardo il libero arbitrio e alla predestinazione. Secondo i calvinisti gli uomini sarebbero da sempre predestinati a essere eletti o dannati, qualunque siano le loro azioni; la grazia, che Dio può concedere o non concedere, indipendentemente dalla volontà e dal comportamento umano, condizionerebbe la salvezza. Ma Milton ha un concetto troppo alto dell'uomo per ammettere una tale teoria (Nota di Lunaria: che comunque, per quanto strampalata, è suffragata da alcuni versetti biblici)
L'Uomo Miltoniano è pur sempre l'Uomo del Rinascimento, conscio del suo essere e del suo valore; lucidamente responsabile dei suoi atti, della sua condotta morale e quindi anche artefice della propria redenzione o dannazione. Allo stesso modo Milton insiste sulla libertà morale dell'uomo, che diventa un principio basilare della sua teologia. Adamo è perfettamente in grado di scegliere tra il Bene e il Male: altrimenti non sarebbe un uomo ma un fantoccio meccanico.
Decisamente il severo, religiosissimo e rigoroso Milton è in ultima analisi tutto ribellione: una ribellione positiva, inconscia, che nasce dal suo vivissimo senso di libertà, dalla profonda originalità del suo pensiero, della sua prorompente personalità.
A questo istinto ribelle va ascritta anche la grande poesia del suo poema: l'argomento del "Paradiso Perduto" e la solenne impostazione morale che il poeta si proponeva di dargli erano lodevolissimi dal punto di vista agiografico edificante, ma non certo i più adatti per un capolavoro artistico. E la musicalità del verso, e l'ottima tecnica dell'esecuzione non sarebbero certo bastati a creare la vera poesia, se non fosse stato per quell'impulso ribelle che guidò la sua penna oltre i confini stabiliti. Così Milton non si accontentò di attingere alla bibbia: rielaborò la vicenda, rivisse il dramma insieme ai protagonisti e pur condannandolo si identificò o per lo meno simpatizzò con Lucifero, facendone una figura indimenticabile. In fondo, le violenze infernali e le delizie dell'Eden non sono che i contrastanti aspetti dell'umanità: esasperati, ma non falsati, in una dimensione superiore.

Nota di Lunaria: l'angelo o il demone sono stati raffigurati molte volte su tantissime copertine metal. Qui ne metto qualcuna:


 
Dal punto di vista letterario, oltre ai capolavori di Lermontov ed Eminescu [che purtroppo mi manca originale, sigh sigh :( quindi niente foto della copertina...], 



si può citare anche il Caino, il Lucifero e il Manfred di Byron


"Il Re delle Tenebre" di Nikolaj Rajnov


Baudelaire nel "I Fiori del Male", 


 Il "Lucifero" di Joost Van den Vondel (1654),


Atto I

Belzebù: il mio Belial andò a galleggiare sull'aria e sulle ali,
a vedere dove il nostro Apollonio fosse rimasto.
Il Principe Lucifero lo mandò, a questo viaggio adatto,
verso il regno terreste, perchè potesse conoscere da vicino
la salute e lo stato di Adamo, dove le Onnipotenze
lo collocarono. è tempo ormai perchè da giù
torni in questo luogo; suppongo non sia lontano.
Un servitore zelante vola al cenno del suo Signore;
E sostiene il trono del suo Padrone con fedele collo e spalla.

Belial: Belzebù, Signore, Consigliere del luogotenente del cielo,
Egli sta salendo dritto, di sfera in sfera, al nostro Cospetto.
Anticipa il vento, e lascia una scia di luce
e di splendori dietro di Sé, dove le sue ali rapide
le nuvole rompono. Sente già il profumo della nostra aria,
in un'altra chiarità e sotto un più bel sole,
dove la luce si specchia nell'azzurro cristallo.
I globi celesti guardano con gli occhi, da sotto,
mentre Egli si alza, lo seguono, uno dopo l'altro,
si meraviglia per questa corsa e divina grazia
che non sembra loro un Angelo, ma più un fuoco che vola.
Nessuna stella si stacca così veloce, qui.

Atto II

Lucifero:

Voi Spiriti veloci, fermate ora il nostro carro;
troppo alta è stata portata la Stella del Mattino di Dio;
troppo in alto è stata condotta: è tempo che Lucifero
ora scenda, per l'arrivo di questa doppia stella,
che sale da sotto, e cerca la via che vada di sopra,
per spegnere il cielo con uno splendore terrestre.
Non ricamate più corone sulla veste di Lucifero.
Non dorate la sua fronte con l'alba della stella del mattino
e del suo raggio, davanti a cui gli Angeli si chinano;
un'altra chiarità viene a salire nella luce di Dio,
e rende morto il nostro splendore; quale il sole, di giorno,
spegne le stelle, all'occhio delle creature, laggiù.
è notte per gli Angeli, e per tutti i soli del cielo.

Intendi il giusto: non si addice in alcun modo a giuste sovranità
sfuggire così facilmente alla loro legalità:
ché la potenza suprema è per prima obbligata alla propria legge;
cambiare non le conviene affatto. Se sono un Figlio della Luce,
un Padrone della Luce, devo preservare il mio Diritto:
non cedo di fronte ad alcuna violenza, né ad usurpatori.
Lascia che ceda chi vuole: io non arretro di un passo.
Qui è la mia Patria. Né flagello, né avversità,
né maledizioni potranno intimidirmi, né imbrigliare.

Atto III

Belial:

La parità nella grazia conviene al meglio alla Divinità.
L'Oscurità osa ora superare la luce del cielo.
I Figli della Notte sfidano lo stesso giorno.

Atto V

No, Eva, semplice colomba, nient'affatto: ti inganni.
Osserva pure, ti prego, questa mela. Ah, come irraggia,
come splende questo frutto insieme di oro e carminio!
Come fa per te questo banchetto! Ah, figlia, vieni un po' più vicina: qui non si annida alcun veleno in queste fogli immortali.
Come attira questo frutto: ah coglilo: ah coglilo liberamente: ti prometto Sapere, e Luce. Perchè ti ritiri, per paura dell'oltraggio?
Assaggialo pure, e diventa tu stessa Dio, in Saggezza e Conoscenza,
e Sapere ugualmente, ed Onore e Maestà, nonostante la sua invidia. Così si afferra la differenza, l'essere e l'indole e la proprietà delle cose.

Luciferisti:

Su, andate,su, o voi Luciferisti,
Seguite questa bandiera.
Chiamate a raccolta tutte le vostre forze, ed astuzie.
Andate avanti liberamente.
Seguite questo Dio, dietro al suo tamburo, ed al suo passo.
Proteggete il vostro diritto, e la vostra Patria.
Aiutatelo a reggere contro le forze di Michele.
Abbiate coraggio.
Aiutate il cielo ad escludere ora Adamo
ed il suo sangue.
Seguite questo Eroe, dietro la sua tromba, ed il suo rullo.
Sostenete la corona degli angeli.
Vedete, ah, vedete ora brillare la Stella del mattino.
Di fronte a questo Splendore
la bandiera del nemico presto sprofonderà,
nella notte:
incoroniamo col trionfo Dio Lucifero.
Incensate Lui e la Sua Stella.


il "Faust" di Goethe


 
FAUST

Come ti chiami?

MEFISTOFELE

Domanda, direi, futile
per chi tanto disprezza la parola
e remotissimo da tutte le apparenze
mira soltanto all'essenza delle cose.

FAUST

Con voi, signori miei, si può di solito
l'essenza leggerla nel nome
fin troppo chiaramente
se vi chiamano Signore delle Mosche,
Corruttore, Mestro di menzogna.
Su, chi sei?

MEFISTOFELE

Una parte della forza
che vuole sempre il male e opera sempre il bene.

FAUST

Con questo indovinello, che cosa intendi dire?

MEFISTOFELE

Sono lo Spirito che sempre dice no.
Ed a ragione. Nulla
c'è che nasca e non meriti
di finire disfatto.
Meglio sarebbe che nulla nascesse.
Così tutto quello che dite Peccato
o Distruzione, Male insomma,
è il mio elemento vero.

e l'"Eloah, o la sorella degli Angeli" (1823) di Alfred de Vigny [uffi, neppure lui ho originale...]
 

Eloah, le dicevano, fate attenzione
a voi: un Angelo può cadere; il
più Bello tra noi, non è più qui:
eppure nella Sua prima virtù
da tutti era chiamato
Colui che porta la Luce.
Perchè ovunque portava
e l'amore e la vita,
ed agli astri recava ogni
ordine di Dio;
la terra consacrava la Sua Bellezza unica
definendo Lucifero
la Stella del Mattino
Diamante radioso che sulla
fronte vermiglia tra i Suoi Capelli
d'oro il Sole ha posto.

[...]

Io sono il Segreto Re
degli amori segreti
sei forse venuta,con qualche Angelo celeste,
ad ammirare le delizie delle mie notti?
Hai visto i loro tesori?
Sai quali meraviglie accompagnano
le veglie degli Angeli dell'Ombra?

[...]

Senza parlare, diceva Eloah: Io sono Tua!
e L'Angelo delle Tenebre gridò: Sii mia!

Qui riporto anche una selezione dei versi più belli di Lermontov:




Non più li attende silenziosa tomba
sotto le pietre di qualche monastero,
dove la cenere degli avi è sepolta;
e non verranno le sorelle e madri
di lunghi veli ricoperte a piangere
ed a pregare nella loro angoscia
dai più lontani luoghi sul sepolcro!

Davanti a lei
tutto il mondo riveste un'ombra cupa;
tutto è in lei pretesto di tormento:
dell'alba il raggio e della notte l'ombra.

A volte non appena la frescura
della notte scendeva sulla terra,
davanti all'icona del Signore
cadeva in sua follia Tamara,
per piangere, e nel notturno silenzio
il gridare del suo dirotto pianto
del viandante turbava l'attenzione.
Che pensava forse al lamentarsi
dello spirito montano inchiodato
alla sua grotta antica, e il fine orecchio
tendeva e lo stanco destriero incalzava.

Ecco che finalmente dal suo petto infranto
come un'eco, esce un lamento di tomba, e non d'amore un sospiro.
E il suo cuore timido di sangue
è diventato greve come il piombo,
dentro il cui sguardo si nasconde un'ombra.
E le sue ali abbassate sono come
l'immagine dell'impotenza,
sulla sua testa la corona
d'oro si è oscurata,
di tenebra coperta.

Come un nero sudario sulla terra
era la notte... Fluivano le nebbie sulle creste montane
sulle cime al mondo di guardiani giganteschi
si annidavano stormi di nuvole
e l'eterno mormorio del mare pacifico
scorreva nello spazio e con la schiuma dell'onde scintillando...
Ed ecco che solitaria e bella s'alza in cielo
la bicorna luna, e nel monastero addormentato
s'inoltra il tenebroso tentatore.

TAMARA:

Chi sei? è pericolosa la tua voce.
Vieni dal cielo o dall'inferno?
Che cosa vuoi da me?


IL DEMONE:

Tu sei bellissima!


TAMARA:

Parlami dunque. Di' chi sei. Rispondi.


IL DEMONE:

Io sono Colui la cui voce ascoltavi,
tu, nel silenzio della mezzanotte,
il cui pensiero all'anima parlava,
la cui tristezza tu riconoscesti,
la cui immagine vedevi in sogno.
Il mio sguardo uccide ogni speranza;
Io son colui che nessuno può amare.
Dei miei terreni schiavi son la frusta,
sono Il Signore di Scienza e Libertà:
Nemico del Cielo, son della Natura
Il Male. E sono qui, ai piedi tuoi!
Per la tua tenerezza t'ho portato
la placida preghiera dell'amore,
il mio primo dolore sulla terra,
e le lacrime prime che ho versato.
Ascoltami, ti prego, per pietà.
Soltanto tu con la tua voce puoi
restituire me al bene e al Cielo.
Protetto dal mantello del tuo amore
a Me sarà concesso di salire
lassù, Angelo Nuovo in Nuova Luce;
O, ti prego: ascoltami soltanto:
Io sono il tuo schiavo. E ti amo!
Ché, non appena Io ti ho veduta,
nel mio cuore segreto ho odiato
la mia immortalità ed il potere.
E involontariamente ho invidiato
l'imperfetta gioia della gente;
ho provato il dolore di non vivere
come te, e l'orrore d'esserti lontano.
Un inatteso raggio nel mio cuore
più caldo e vivo di nuovo s'è acceso,
e la tristezza della ferita antica,
come un serpente, s'è mossa. Che importa
a me senza di te la vita eterna?
Dei miei possessi il numero infinito?
Solo vuote parole senza senso,
una vasto tempio, ma senza il dio.

TAMARA:

Lasciami dunque, o spirito maligno!
Come posso mai credere al nemico?
Aiutami, Signore! Ma non posso
pregare. Come un veleno misterioso
indebolisce ormai la mia mente!
Ascolta dunque, tu che mi uccidi:
le tue parole son veleno e fuoco...
Dimmi almeno per quale scopo tu mi ami!

IL DEMONE:

Perché non so, bellissima Tamara.
Mi sento colmo di una nuova vita,
mi son tolto dall'ardita testa
la corona di spine della colpa,
in polvere ho gettato il mio passato:
l'Inferno e il Paradiso è nei tuoi occhi.
Di non terrestre passione Io ti amo.
Un tale amore ricambiar non puoi.
Con tutto il mio potere, con l'ebbrezza,
dell'Immortale mio pensiero e sogno.
Dal principio del mondo, a me nell'Anima,
sta impresso il sigillo del tuo volto:
il tuo volto lo vedevo a me davanti
nei deserti del sempiterno cielo.
Da tanto tempo inquieta la mia anima
la risonanza dolce del tuo nome.
Nei giorni della vita in Paradiso
soltanto tu mancavi, solo tu.
Magari tu comprendere potessi
quel mio languire amaro, la mia vita
tutta la vita per infiniti secoli,
di amara gioia e amara sofferenza.
Senza attendermi lodi per il male,
e senza ricompense per il bene,
per sé solo vivere, e nella noia,
e in questa lotta senza mai vittoria,
in questa lotta senza mai la pace!
Aver sempre rimpianti e non averli,
tutto sapere, sentire e vedere,
cercare di odiare sempre tutto
e disprezzare proprio tutto al mondo!...
E sol quando la condanna di Dio
fu pronunciata, proprio da quel giorno
per sempre gelidi per me divennero
della natura i caldi abbracci.
Era azzurro lo spazio a me davanti,
ed io vedevo, come adorne a nozze
le belle stelle, a me ben conosciute...
esse fluivano in corone d'oro;
ma che accadeva? l'antico fratello
nessuna di esse riconosceva.
Cominciai, nella mia disperazione,
gli altri proscritti ad invocare,
ma ahimé non riconobbi, Io Stesso,
se non volti, e voci, e maligni sguardi.
Pieno d'orrore mi slanciai, le mie ali
aprendo al volo: ma perché? Ma dove?
Non sapevo: scacciato dagli amici
miei d'un tempo, come dall'antico Eden,
per Me divenne il mondo e muto e sordo.
Così al capriccio di onde e correnti
corre la barca danneggiata, senza
più alcuna vela e senza più timone,
e naviga senza saper la meta;
così sul fare del mattino, all'alba
un frammento di nube tempestosa
nel cielo azzurro, tutto nereggiante,
vola smarrito, e non trova sosta,
senza alcuno scopo e senza traccia:
e dove va lo sa soltanto Iddio!
Per qualche tempo ho guidato gli uomini,
tutti i peccati ho insegnato loro,
ogni nobile impresa ho calunniato,
ho denigrato ogni cosa bella;
Per breve tempo... e subito la fiamma
della pura fede ho spento in loro...
A che son valse queste mie fatiche
per questa gente sciocca e traditrice?
Mi nascosi così nelle profonde
grotte, oppure errai come meteora
nella profonda ombra della notte...
E galoppai in corsa solitaria
dalle vicine luci ingannato;
e caddi col cavallo negli abissi,
chiamando invano, e lasciando dietro,
sulle montagne, tracce sanguinose...
Ma del Male i tenebrosi diletti
mi piacquero solo per breve tempo!    
In lotta col potente uragano,
come sovente, sollevando polvere,
rivestito di fulmini e di nebbia,
correvo tra le nubi con frastuono
per soffocar nella ribelle folla
degli elementi il ribollir del cuore,
per salvarmi da tormentosa idea,
per dimenticar ciò che non potevo!
Che importa ricordar la lunga serie
delle tragedie e dei dolori umani
passati, e del futuro: che mai sono
di fronte ad un minuto solo delle
mie ignorate, oscure sofferenze?
L'umanità? La vita, le fatiche?
L'uomo è passato e passerà ancora...
c'è una speranza forse: il suo giudizio (1) :
Anche se condanna, forse perdona!
Ma la mia tristezza non può mutare,
come per me, essa non avrà mai fine;
e non potrà dormire in una tomba!
Ora come un serpente mi blandisce
ora mi brucia e frusta come fiamma
ora mi opprime, come una pietra,
sepolcro indistruttibile di tutte
le mie morte speranze e le passioni!

(1) Il giudizio di Dio; forse il Demone vorrebbe essere perdonato, e spera che attraverso Tamara e il suo amore, o "intercessione", Dio lo perdoni.


e la mia traduzione al poema di Mihai Eminescu, "Lucifero" ("Luceafårul")

C'era, come nelle fiabe,
Come mai nell'incursione del tempo si verificò,
C'era, nata dal famoso sangue reale,
Una ragazza ancor più bella.
Era figlia unica dei suoi genitori,
Luminosa come il sole a mezzogiorno
E come vergine tra i santi
E tra le stelle la luna.
Dalla profonda ombra delle volte
Il suo passo ora dirige
Verso una finestra: al suo angolo,
Un Brillante Lucifero aspetta.

Lei si guarda attorno come scrutando mari lontani,
Lui Si alza, dardi i suoi raggi,
E conduce le nerastre navi cariche
Sul bagnato, in movimento, in differenti modi.

A guardarla tutte le sere,
La sua anima infiamma I Suoi istinti;
E guardandola per settimane,
Egli si innamora di lei.

E come si appoggia sui gomiti,
Il suo tempio e il suo capriccio,
Anche lei sente nel suo cuore e nell'anima che
si sta innamorando di Lui.

E ogni notte le sue fiamme tempestose
Più tumultuosamente rinnovano
Quando all'ombra del castello
Ella mostra la sua visione luminosa.

E nella sua stanza con passi lenti
Egli porta i suoi passi e gli obiettivi
Tessendo fredde scintille
con fatica di fiamme tremanti.

E quando lei si getta sul suo letto
Con le membra stanche, e riposa
Lui scivola la mano lungo il suo seno
E le chiude le dolci ciglia.

E dallo specchio sulla sua forma
Un raggio si è diffuso e brucia,
Sui suoi grandi occhi
E sul suo viso, che si trasforma.

I suoi sorrisi lo vedono, lo specchio lo mostra,
Lui, tremante nell'angolo

Per Lui sta affondando, nel suo sogno
Cosicché le loro anime possono agganciarsi

Lei parla con lui nel sonno e sospira
Mentre si gonfiavano le vene del suo cuore,
che batteva come un tamburo:

- "O, Dolce Signore delle mie notti fatate
Perché non vieni? Vieni!
"Discendi a me, mite e clemente Lucifero,
Tu puoi scivolare su un raggio
Entrare nella mia abitazione e nella mia mente
E sul mio barlume di vita! "

E Lui ascolta e trema e
Ancora di più per il suo amore agogna
E rapido come il fulmine che
Si tuffa tra le onde.
L'acqua in quel punto,
Mosse molti anelli concentrici, a ripetizione.

E fuori nell'ignoto, oscurità, profondità
Un giovane uomo superbo sorge,
Come sopra una soglia, verso l'ancora,
I suoi passi frettolosi conduce,
Tiene in mano un bastone con
in cima, una corona di ancie

Sembra impersonare un giovane Voivod
Con i capelli morbidi e dorati;
Un velo blu, si allaccia in un nodo
sopra la sua spalla nuda.
L'ombra del suo viso è esangue
E puoi vedere attraverso
gli occhi di un uomo affascinante, morto, ma
con gli occhi vivi
Che gettano le loro scintille fuori.

"Dalla mia sfera difficilmente esco a
rispondere alla tua chiamata.
Il Paradiso è mio padre e
Mia madre è il mare.
Così potevo venire alla tua camera
E guardarti da vicino.
Con la mia luce rinasce dalle onde
il mio Destino, per te, governerò.
O, vieni, o mio tesoro meraviglioso,
E lascia da parte il tuo mondo;
Perché io sono Lucifero dall'Alto
E tu vuoi essere la Mia sposa.
Nel mio palazzo di corallo, Io
ti custodirò per sempre
E il mondo intero dal mare
Si inginocchieranno davanti alla tua porta..".
O, tu, bella come l'arte, ma
nei sogni che un angelo mostra,
nel modo in cui ti sei aperta per Me,
Per me d'ora in poi sarai sempre sigillata".

"La tua porta, aspetto e parole sono strani
La vita che illumini con i tuoi bagliori non può essere impartita,
Perchè io sono viva e Tu sei morto
E i tuoi occhi agghiacciano il mio cuore. "

Molti giorni sono trascorsi dal quel giorno, ma Lucifero
Viene di nuovo e rimane
Proprio come allora, diffondendosi sopra di lei,
con i suoi raggi.

Nel sonno lei rimembra Lui
E, come prima, insieme,
desidera esprimere un desiderio per il Maestro delle onde
per congiungere la sua anima.

"Scendi in me, dolce Lucifero,
Tu puoi scivolare su una trave,
Entrare nella mia abitazione e nella mia mente
E sul mio barlume di vita! "

E Lui ascolta, ed è colto dalla disperazione
Di un tale doloroso sentimento
Si sente morire
e i cieli ruotano
Dove Egli è sparito.

Ben presto le fiamme rubiconde si sprigionano,
tengono in pugno Il mondo;
Un superbo spasmo del caos
per le valli.

Sulle sue ciocche di capelli neri, porta
La sua corona luminescente con alcune fiamme di fuoco;
ondeggia come lui arrivava nella realtà,
Nuotando sulle fiamme del sole.

Col suo nero sudario cerca di coprire
Le sue braccia vigorose come il marmo,
Lui pensieroso, tristemente reca
Il suo viso terribilmente pallido.

Ma brillano i suoi grandi occhi meravigliosi
come chimere
che mostrano due spasmi insaziabili:
ma tutto questo è confinato nel buio profondo.

"Dalla mia sfera difficilmente esco a
rispondere alla tua chiamata, alla tua visione.
Il sole lucente è mio padre e
Mia madre è la notte.
Oh vieni e sopra i tuoi capelli biondi
lascia da parte il tuo mondo;
Perché io sono Lucifero dall'Alto
E tu vuoi essere la Mia sposa.
Oh vieni e sopra i tuoi capelli biondi
con corone di stelle Io ti incoronerò
e molto di più che tutte loro
tu brillerai e sfavillerai orgogliosa.
O, tu sei bella come
i sogni che un demone mostra,
Il modo in cui ti sei aperta con me,
Per me sarai sigillata per sempre.
Le profondità del mio dolore dal
desiderio del tuo amore feroce
I miei pesanti occhi grandi e dolenti
Quando in loro tu ti riveli urtandoli"


Oltre a Carducci e al suo "Satana scientifico" 



e al Satana di Gabriele d'Annunzio, sono da menzionare anche Mario Rapisardi e Lèo Taxil



"Vieni, Lucifero, vieni! O calunniato dai preti e dai re! Vieni, che noi ti abbracciamo, che noi ti stringiamo sul nostro petto! E’ molto tempo che noi ti conosciamo e tu conosci noi! Le tue opere, o benedetto del nostro cuore, non sono sempre belle e buone, agli occhi degli ignoranti, ma esse sole danno un significato all’Universo. Tu solo animi e fecondi il lavoro. Tu nobiliti la ricchezza; tu servi di essenza all’autorità; tu metti il suggello alla virtù … E tu, Adonai, dio maledetto, noi ti rinneghiamo! Il primo dovere dell’uomo intelligente e libero è quello di scacciarti dal suo spirito e dalla sua coscienza. Perché tu sei essenzialmente ostile alla nostra natura, e noi non dipendiamo per nulla dalla tua autorità. Noi giungiamo alla scienza tuo malgrado, alla prosperità tuo malgrado, alla società tuo malgrado; ciascuno dei nostri progressi è una vittoria nella quale schiacciamo la tua divinità.
Spirito mendace, Dio imbecille, il tuo regno è finito: cerca fra i bruti altre vittime. Ora, eccoti detronizzato e distrutto. Il tuo nome per troppo tempo ultima parola del sapiente, sanzione del giudice, forza del principe, speranza del povero, rifugio del colpevole penitente, questo nome incomunicabile Padre Eterno, Adonai e Jehovah, d’ora in poi votato al disprezzo e all’anatema, sarà dileggiato tra gli uomini.
Il tuo nome è goffaggine e viltà, ipocrisia e menzogna, tirannia e miseria. Fintanto che l’umanità si inginocchia davanti al tuo altare, l’umanità schiava dei re e dei preti sarà riprovata; fintanto che un uomo, nel tuo nome esecrabile riceverà il giuramento di un altro uomo, la società sarà fondata sullo spergiuro e la pace e l’amore saranno banditi fra i mortali …
Dio, ritirati! poiché sino da oggi, guariti dal tuo timore e divenuti sani, giuriamo, con la mano sollevata verso il tuo cielo, che tu non sei se non il carnefice della nostra ragione e lo spettro della nostra coscienza!"



 Qui alcuni dei versi di "L'ora satanica" di d'Annunzio


Voglio l'ebrezze che prostrano l'anima e i sensi,
gl'inni ribelli che fan tremare i preti:

voglio ridde infernali con strepiti e grida insensate,
seni d'etére su cui passar le notti:

voglio orgie lunghe con canti d'amore bizzarri:
tra baci e bicchieri voglio insanire.

Vola, Satana, vola su la grand'ala di foco:
stammi a fianco e ispirami: son tutto tuo!

[...]

Ma io con la spada ne'l pugno e di fronte a' nemici
con lo schermo su' labbri morrò da forte.

[...]

E l'estrema parola sarà una sfida superba,
una minaccia atroce sarà il mio moto estremo.

e qui il testo completo di "Inno a Satana" di Carducci

A te, de l’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso;                  

mentre ne’ calici
il vin scintilla
sì come l’anima
ne la pupilla;                      

mentre sorridono
la terra e il sole
e si ricambiano
d’amor parole,                   

e corre un fremito
d’imene arcano
da’ monti e palpita
fecondo il piano;                

a te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito.                     

Via l’aspersorio
prete, e il tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro!           

Vedi: la ruggine
l’ode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele                          

spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geova in mano.             

Meteore pallide,
pianeti spenti,
piovono gli angeli
da i firmamenti.                  

Ne la materia
che mai non dorme,
re dei fenomeni,
re delle forme,                      

sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero,               

o ver che languido
sfugga e resista,
od acre ed umido
provòchi, insista.                 

Brilla de’ grappoli
nel lieto sangue,
per cui la rapida
gioia non langue,     
         
che la fuggevole
vita ristora,
che il dolor proroga,
che amor ne incora.           

Tu spiri, o Satana,
nel verso mio,
se dal sen rompemi
sfidando il dio                    

de’ rei pontefici,
de’ re cruenti:
e come fulmine
scuoti le menti.                   

A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
e marmi vissero
e tele e carte,                       

quando le ioniche
aure serene
beò la Venere
anadiomene.                      

A te del Libano
fremean le piante,
de l’alma Cipride
risorto amante:                   

a te ferveano
le danze e i cori,
a te i virginei
candidi amori,
                     
tra le odorifere
palme d’Idume,
dove biancheggiano
le ciprie spume.                  

Che val se barbaro
il nazareno
furor de l’agapi
dal rito osceno
                    
con sacra fiaccola
i templi t’arse
e i segni argolici
a terra sparse?                    

Te accolse profugo
tra gli dèi lari
la plebe memore
ne i casolari.                        

Quindi un femineo
sen palpitante
empiendo, fervido
nume ed amante,               

la strega pallida
d’eterna cura
volgi a soccorrere
l’egra natura.                     

Tu a l’occhio immobile
de l’ alchimista,
tu de l’indocile
mago a la vista                   

del chiostro torpido
oltre i cancelli,
riveli i fulgidi
cieli novelli.

A la Tebaide,
te ne le cose
fuggendo, il monaco
triste s’ascose. 
                   
O dal tuo tramite
alma divisa,
benigno è Satana:
ecco Eloisa.                         

In van ti maceri
ne l’aspro sacco:
il verso ei mormora
di Maro e Flacco                

tra la davidica
nenia ed il pianto;
e, forme delfiche,
a te da canto,                      

rosee ne l’orrida
compagnia nera,
mena Licoride,
mena Glicera.
                     
Ma d’altre imagini
d’età più bella
talor si popola
l’insonne cella.                    

Ei, da le pagine
di Livio, ardenti
tribuni, consoli,
turbe frementi                    

sveglia; e fantastico
d’italo orgoglio
te spinge, o monaco,
su ’l Campidoglio.             

E voi, che il rabido
rogo non strusse,
voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,                

a l’aura il vigile
grido mandate:
s’innova il secolo,
piena è l’etate.
                   
E già già tremano
mitre e corone:
dal chiostro brontola
la ribellione,             
          
e pugna e prèdica
sotto la stola
di fra’ Girolamo
Savonarola.  
                     
Gittò la tonaca
Martin Lutero;
gitta i tuoi vincoli,
uman pensiero,
                 
e splendi e folgora
di fiamme cinto;
materia, inalzati:
Satana ha vinto.                 

Un bello e orribile
mostro si sferra,
corre gli oceani,
corre la terra:                      

corusco e fumido
come i vulcani,
i monti supera,
divora i piani,                     

sorvola i baratri;
poi si nasconde
per antri incogniti
per vie profonde;                

ed esce; e indomito
di lido in lido
come di turbine
manda il suo grido,           

come di turbine
l’alito spande:
ei passa, o popoli,
Satana il grande;               

passa benefico
di loco in loco
su l’infrenabile
carro del foco.                    

Salute, o Satana,
o ribellione,
o forza vindice
de la ragione!                     

Sacri a te salgano
gl’incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
de i sacerdoti.                      

Anche "La Bas (L'Abisso)" di J.K. Huysmans è un classico del "Satanismo letterario", anche se l'opera di Huysmans dà spazio a scene quasi grottesche di blasfemia e manca del fascino poetico degli autori che ho citato qui sopra... piuttosto, è pregno di una vena quasi pessimistica e di disgusto della condizione umana... vedi la mia recensione http://intervistemetal.blogspot.it/2017/08/la-blasfemia-black-metal-la-sua-origine.html

Infine, anche se il tema meriterebbe un commento molto più esteso, ricordiamo che Satana può diventare metafora anche delle battaglie e delle rivolte contro i tiranni e le dittature: il Titanismo lo celebrava come colui che si era ribellato al dio padre, simbolo di ordine pre-costituito e dittatoriale, e in senso metaforico, come simbolo della lotta contro la dominazione straniera (ideali risorgimentali) o il dominio papista, o ancora, come metafora del Singolo Io (Stirneriano) che si ergeva al di sopra della mediocrità della massa-gregge di pecore obbedienti e belanti. In una prospettiva parzialmente femminile (*), Satana diventa il simbolo della lotta contro il patriarcato monoteista misogino: la donna ribelle a tale ordine è "satanica" proprio perché non obbedisce: NON SERVIAM. Peraltro si noti che nel Satanismo, contrariamente al monoteismo, la donna è sacerdotessa tanto quanto l'uomo.



(*) Parzialmente femminile, perché Satana è ipostatizzato al maschile, rappresentando un concetto maschile di divinità, esattamente come il cristo o il dio padre; pertanto, non può simboleggiare la donna dal punto di vista fisico (Ipostasi del Corpo Fisico Femminile Magnificato) ma solo dal punto di vista del pensiero e dell'azione (la ribellione all'autorità dittatoriale). Più propriamente, per riferirsi ad un'Ipostasi del corpo femminile e all'identità psichica della donna che non dipenda o parta da presupposti maschili, si deve ricorrere agli archetipi delle Dee.

Altri autori, meno conosciuti, che hanno citato Satana-Lucifero come metafora o archetipo, sono stati:

Fritz Zorn (da "Il Cavaliere, la Morte, il Diavolo")

"In questo senso posso persino identificarmi con Satana perché come ho scritto nella prima parte della mia storia, io la mia malattia, il mio cancro (2 anni fa la mia malattia si chiamava ancora cancro) l'ho voluto: ho voluto essere percepito nelle buie caverne degli Inferi "per essere altrove" piuttosto che nel mondo della depressione in cui avevo vissuto i primi trent'anni della mia vita. In questo senso vedo nell'elemento Satana anche l'elemento liberatorio."

Andrea Emo (da "Supremazia e Maledizione")

"Il Sé è Lucifero (o meglio il Dio) decaduto. Il Sé è l'Io, la Soggettività dell'Io, decaduta a oggetto, a oggetto di conoscenza e perciò precipitato e confinato nel vuoto abisso del Nulla. Eppure questo Lucifero divenuto Genio Infernale si trasfigura e riappare nei nostri cieli, nei nostri paradisi.
Il Sé Lucifero è quella parte dell'Io che ha il supremo coraggo di non essere. La Stella della Sera, la più lucida, Stella del Cielo Vespertino, scende rapidamente nel Nulla e riappare poi dopo un'intera notte come la più Lucente Stella del Mattino. L'Io e il Sé, Dio e Diavolo, sono una sola vicenda."

Giovanni Cenacchi (da "Cammino tra le ombre", 2008)

L'Autore, nato nel 1963, è morto nel 2006, dopo essersi malato di tumore; per tutto il periodo della malattia, ha scritto un diario, che è stato pubblicato nel 2008. Lo consiglio vivamente; quello che colpisce di Cenacchi è che anche lui era autodidatta, e il suo diario resta un prezioso, luminoso e raro esempio di "Filosofia dell'Anima, scritta con inchiostro di sangue", al di là delle paludi sterili dell'accademismo che riducono il pensiero a sterile e boriosa ostentazione di paroloni, per tirarsela e sembrare colti e dotti...quella è la morte del Sapere, ed è una mafia culturale, che tenta di relegare le riflessioni esistenziali ad un'elite saccente. Di Cenacchi, riporto queste frasi, atti d'accusa fortissimi contro Dio, pronunciate da un uomo al culmine della sua disperazione e del suo senso di abbandono, di fronte a un dolore del quale non si vede né l'utilità, né il senso:

"Dio crudele e distratto, quando avverrà per te la resa dei conti? Quando dovrai rispondere del tuo creato? Chi ti infliggerà la condanna che meriti? (23 settembre)"

"Che orrore sarà il paradiso dell'artefice di questo mondo? Di fronte al tuo creato, o signore, il dilemma non consiste nel crederti, ma nel fidarsi di te. Io non mi fido di dio.
(25 ottobre 2004)

"Preghiera di un non credente: il mio dolore è il mio rosario.
(24 maggio 2005)"

"Vivo nella mia morte e null'altro mi è permesso / ogni cosa che vedo, è cosa che perdo."

Questo invece è un commento di Luigi Pareyson ad Alfred de Vigny, che si ricollega alle accuse contro Dio di Giovanni Cenacchi:

"Protesta Alfred de Vigny, e non soltanto quando aggiunge "le silence" al Poema "Le Mont des Oliviers", suggerendo di opporre al silenzio di Dio, il freddo e sdegnoso silenzio dell'Uomo, ma anche quando immagina un giovane infelice che commette il suicidio con lo scopo preciso di presentarsi a Dio, per chiedergli ragione d'averlo creato sofferente."

Non è la stessa domanda inespressa, quel "Perché Dio hai permesso Auschwitz? Perché permetti tutto questo dolore a quelli che tu chiami tuoi figli?" che permea anche la riflessione di Elie Wiesel?

L'INFLUENZA DI MILTON NEI ROMANTICI INGLESI: DA COWPER A KEATS

Cowper, autore del poemetto "Il compito" ("The Task") in versi sciolti, venerava a tal punto Milton da vederselo apparire in visione. E la sua predilizione non mancò di fare effetto sul pubblico inglese. Il Preromanticismo stava sbocciando, nello sforzo di scuotersi di dosso l'elegante ironia e l'urbanità neoclassica degli augustei. La vaghezza delle immagini miltoniane, la tensione tutt'altro che armonica tra il progetto didascalico e moralistico dell'opera e la realizzazione libertaria e titanicamente ribelle, non potevano non incontrare l'approvazione dei poeti "nuovi", che cercavano disperatamente di uscire dal ristretto mondo dell'eleganza per entrare finalmente nel mondo dei sentimenti e delle passioni spontanee, noncuranti delle vecchie restrizioni normative che non mancavano di svelare ai loro sguardi la loro essenza pedantesca. Questi poeti nuovi, i Preromantici, si chiamavano William Cowper, Edward Young, Thomas Gray, James Thomson. Col rinato entusiasmo per la fantasia e il sentimento, col culto del passato e di tutto ciò che è spirituale, appassionato, soggettivo, essi aprivano la strada ai grandi Romantici, e l'aprivano anche al culto di Milton. Accanto ad essi, ma a sé stante per la sua profonda originalità, va ricordato William Blake. Comincia con lui il culto romantico di Satana, considerato come il grande ribelle contro una situazione ingiusta ed oppressiva.
Poeta visionario, nel suo "Milton" del 1804, Blake vede il "Paradiso Perduto" percorso da simboli che egli stesso tenta di risolvere: Dio è la fredda ragione che scaccia l'uomo [senza contare che dio è l'orrida misoginia personificata che umilia ed opprime la donna. Nota di Lunaria] cioè lo spirito avido di libertà e coraggioso, reso ribelle da Satana che incarna il desiderio [e in una prospettiva parzialmente femminile, Satana, pur allegorizzato al maschile, incarna la rivolta contro il dio patriarcale e tiranno, con i suoi libri sacri misogini]. Sorge il dubbio che Satana sia Dio e che Dio sia invece un usurpatore che tiene incatenato al suo trono tirannico l'Universo e l'Uomo [e ancora di più, la Donna, brutalizzata da questo dio padre mascolino fetente e detestabile]. Milton entra in scena come un personaggio misterioso a fianco dei tradizionali personaggi del Vecchio e del Nuovo Testamento, portando una ventata di rinnovamento e di rivolta visionaria. Blake lo fa scendere anche all'inferno, aggiungendo al suo nome l'ambito titolo di Risvegliatore.
Il primo dei Romantici inglesi, William Wordsworth, manifestò per Milton una predilezione che andava oltre lo stimolo estetico e l'ammirazione per i versi e lo stile. Sostenitore entusiasta delle idee e degli ideali della Rivoluzione francese, il giovane poeta vedeva nel grande puritano quasi un simbolo dell'eterna lotta dell'uomo per il suo diritto alla libertà sociale, individuale e religiosa: "La tua anima era come una stella, e dimorò solitaria. Tu avevi una voce come il mare, pura come i cieli spogli, maestosa, libera." (tratto da "Un sonetto su Milton", 1802)


Samuel Taylor Coleridge, invece, non si limita ad esprimere impressioni o a dedicare versi a Milton, ma fa un'analisi approfondita al tema. E in un confronto tra il "Paradiso Perduto" e l'"Iliade"
non esita a dichiarare la superiorità del primo sul secondo. L'"Iliade", infatti, non è che un poema greco, mentre il "Paradiso Perduto" supera i limiti dei confini nazionali e rappresenta l'origine del Male e la lotta tra il Male e il Bene, argomento che non può che riguardare l'intera umanità. Gli angeli caduti sono le umane passioni, incarnate con drammatico realismo; e le parti più sublimi del poema sono quelle in cui il pensiero di Milton si manifesta in visioni trascendentali: "riuscendogli impossibile la realizzazione delle sue aspirazioni, sia in religione, sia in politica, sia riguardo la società, egli abbandonò il suo cuore allo spirito vivente e si vendicò del mondo con l'arricchirlo di questa testimonianza del suo ideale trascendente".

La seconda generazione dei romantici, Shelley, Byron, Keats



non è da meno nel tributare onori a Milton. In questa età di ribellione e di rinnovamento spirituale, la figura del poeta assume sempre più marcatamente i caratteri del ribelle, del difensore della libertà di pensiero, dell'assertore della liberalizzazione delle istituzioni pubbliche - difesa del divorzio -, nonché sostenitore della libertà di coscienza individuale e quindi di quel culto dell'individuo che per i romantici era il bene supremo.


Shelley arrivò alle stesse conclusioni di Blake: Satana è "vittima della miseria e dell'ingiustizia divina", motivo per cui diventa il personaggio principale del poema, avendo in sé la forza estetica di attirare la simpatia degli uomini. Contro ogni evidenza storica, il grande Romantico nega che il diavolo miltoniano (di cui nessun altro personaggio può superare l'intrinseca forza e magnificenza) abbia mai potuto incarnare l'idea popolare del Male. Dal punto di vista morale, l'angelo ribelle è assai superiore al Dio del poema. Persegue infatti un piano per affermare liberamente la propria personalità, nonostante le avversità e le torture, mentre la divinità aspetta freddamente il momento della vendetta, conoscendo in anticipo l'esito della lotta e, quel che è peggio, sapendo di essere invincibile. [Nota di Lunaria: si tenga presente che anche la dottrina della predestinazione, che prevede che Dio, ancor prima della fondazione del mondo, abbia già scelto chi sarà salvato e chi sarà gettato all'inferno, rende questo Dio ancora più detestabile, nella sua "capricciosità sadica" che salva "qualcuno" e condanna moltissimi altri... ancora non esistenti!!!]
Ora, conclude Shelley, l'aver  presentato contro le proprie convinzioni una tale interpretazione del mito cristiano, dimostra la libertà del Milton teologo ed etico: "l'aver audacemente trascurato l'immediato fine morale è la prova più decisiva della supremazia del genio miltoniano."
Mentre Shelley si limitava a sottolineare quei temi del poeta che coincidevano con le sue idee rivoluzionarie, con più disinvoltura Byron piegò Milton alle sue personali esigenze.



Se ne servì come fonte d'ispirazione letteraria, valendosi di Satana - che egli vedeva come incarnazione di un esasperato egocentrismo - per il suo dramma "Caino" in cui Lucifero diventa il campione dell'emancipazione intellettuale dell'Uomo.
John Keats mostra, nei confronti dell'opera miltoniana un'evoluzione assai interessante. 



Muovendo da una posizione iniziale altamente favorevole sia al Milton pensatore sia al Milton poeta, il suo entusiasmo si affievolisce poi sempre più a mano a mano che maturano le sue nuove teorie estetiche, fino a rifiutarli entrambi, pur continuando a riconoscerne la grande originalità.
Nei vari stadi della critica di Keats, dall'ammirazione per il  "messaggio" del Paradiso Perduto fino al biasimo, dal plauso per lo stile fino alla condanna, sono presenti le principali posizioni dei critici nel corso dei vari secoli. Così, dopo aver a lungo sostenuto il pensiero miltoniano, Keats scrive, in una lettera del 1818, che la filosofia divina ed umana di Milton potrebbe essere capita quasi totalmente anche da una persona "non molto avanti negli anni", con ciò intendendo dire che anche un bambino potrebbe capirne il pensiero. Al rifiuto delle idee, segue anche il rifiuto dello stile: Keats, che nel poema "Hyperion" ne aveva perseguito l'imitazione, interrompe bruscamente l'opera: "Ho interrotto l'Hyperion; v'erano in esso troppe inversioni alla Milton. Il verso miltoniano non può essere scritto se non in uno stato d'animo artificioso, o piuttosto da artista. Spero di concedermi ad altre sensazioni."



L'INFLUENZA DI MILTON SUI ROMANTICI TEDESCHI E FRANCESI

 
Sull'onda del Romanticismo il successo del "Paradiso Perduto" si consolida in tutta Europa.

In Germania il suo alfiere è il più grande drammaturgo, Friedrich Schiller, che considerando i due grandi inglesi, Shakespeare e Milton, definisce il primo "poeta naiv", ingenuo, e il secondo "poeta sentimentale".



Difendendo il "Paradiso Perduto" contro le accuse dei classici, Schiller giustifica tutte le pretese "irregolarità" del poema asserendo che esso deve essere giudicato con un metro ben diverso da quello delle regole aristoteliche, adatte ad un clima culturale molto lontano da quello dell'opera puritana. Infatti il "Paradiso Perduto", appunto per il sentimento che lo anima, non appartiene alla scuola "Schöne Poesie", cioè al Classicismo, dove la bellezza oggettiva assai difficilmente potrebbe unirsi armonicamente al sentimento.

In Francia, dimenticati ormai gli strali di Voltaire, il rinato sentimento religioso ridà nuovo prestigio al "Paradiso Perduto". Già Andrea Chénier, il gentile poeta che doveva perdere la vita sul patibolo della Rivoluzione, chiamava Milton "il grande Cieco la cui anima ha saputo vedere tante cose." E Chateaubriand considerava il "Paradiso Perduto"  il vero grande poema epico-cristiano. Durante i sette anni del suo esilio in Inghilterra, aveva avuto modo di studiare a fondo il poema miltoniano, e nel 1797 confessava, in una lettera, di aver ricevuto stimoli fortissimi da quello studio. Gli altri grandi nomi del Romanticismo Francese non mancarono di far eco alle lodi dell'autore del "Genio del cristianesimo". Lamartine, nell'"Ode sull'ingratitudine dei popoli" e Victor Hugo nel "Cromwell" si dichiararono discepoli spirituali del poeta inglese (che grottescamente venne pure citato in un'intervista su Grind Zone, mi pare nel 1999, dedicata agli Eminenz... da non crederci, eh?! 



il povero puritano Milton si sarà rivoltato nella tomba, all'idea di essere citato da questi cattivoni satanici.... eh eh eh! Nota di Lunaria)

E Alfred de Vigny guardò al "Paradiso Perduto" nella composizione del suo "Eloah" (1823): Eloah, la sorella degli angeli, piange la caduta di Satana, il cui peccato consisteva essenzialmente in un sublime e quasi perverso orgoglio.

Nota di Lunaria: de Vigny lo lessi svariati anni fa, quando non avevo ancora il pc; dovrei davvero ri-ordinarlo dalla biblioteca per farne uscire un compendietto aggiornato rispetto a quello che feci nel 2012 basandomi sui miei vecchi appunti cartacei... :P ad ogni modo, qui riporto un estratto di "Eloah" che trascrissi all'epoca. Mi riprometto comunque di far uscire de Vigny in versione molto più estesa.

Qualche verso di Alfred de Vigny, tratto da "Poemi Antichi e Moderni". De Vigny è un poeta di ispirazione biblica, ma è noto soprattutto per "Eloah, O la sorella degli Angeli", che va ad ascriversi nel filone del Romanticismo dell'epoca, trattando l'amore tra una fanciulla e l'Angelo Caduto, descritto anche da Lermontov ("Il Demone"), Byron ("Il Cielo e la Terra", 1823) e Thomas Moore ("Amori degli angeli" 1823)  

"Il Diluvio - Mistero" (1823)

Ma i vapori del cielo, come fantasmi neri,
recano quei rumori, quei lugubri messaggi
che dovevano annunciare l'agonia
al perduto Universo, nell'atteso momento.
Vieni, mentre l'Orrore ovunque ci circonda,
e lentamente, fonda, la Notte ci sovrasta,
vieni, amata mia! Chiudi i begli occhi,
spaventati dal disordine dei Cieli;
sul mio petto, sotto il mio braccio
riponi la testa,
come uccello che dorma in mezzo alla tempesta.
ti dirò io quando il cielo sorriderà, e durante il pericolo
mi udrai parlare.


"Il ballo" (1818)

La pelle già sfiorita impallidirà di lacrime,
le lacrime, oggi tesoro dolce degli amori,
le lacrime, inutile soccorso contro l'età:
perché gli anni penosi, come un dito di ghiaccio,
nel cuore vi segneranno il luogo del dolore,
la lugubre vecchiaia.


"Eloah, O la sorella degli Angeli" (1823)

Eloah, le dicevano, fate attenzione
a voi: un Angelo può cadere;
il più bello tra noi non è più qui:
eppure nella sua prima virtù
da tutti era chiamato
Colui che porta La Luce.
Perché ovunque portava
e l'amore e la vita,
e agli astri recava ogni ordine di Dio;
la terra consacrava la Sua Bellezza Unica
definendo Lucifero
La Stella del Mattino
Diamante Radioso che sulla fronte vermiglia
tra i suoi capel d'oro il Sole ha posto.

[...]

L'ala era piegata, e il suo colore smorto,
imitava il pallore della bruma serale

[...]

è inquieta la sua fronte
ma a tratti abbassa gli occhi,
sia che voglia,
conoscendone il potere,
svelarne lentamente,
con cautela, gli incantevoli
raggi ch'Egli tema l'involontaria fiamma
che in un unico sguardo
un'anima a un'altra svela.

[...]

Io sono il Segreto Re
degli amori segreti
sei forse venuta, con qualche angelo celeste,
ad ammirare le delizie della mie Notti?
Hai visto i loro Tesori?
Sai quali meraviglie accompagnano
le veglie degli Angeli dell'Ombra?

[...]

Non appena, cullandosi sul pallido orizzonte,
il sole rosseggiante lascia i prati,
Spiriti innumerevoli; nell'ombra noi voliamo
agitando nel vento le cupe chiome:
l'odorosa rugiada allora fino all'alba
pose sopra gli aranci, sui lillà, sul timo.

[...]

Senza parlare, diceva Eloah: "Io sono tua!"
e l'Angelo delle Tenebre gridò: "Sii Mia!"


GIUDIZI SU MILTON, SCRITTI DA MONTI, FOSCOLO, LEOPARDI, GIOBERTI

In Italia, il Monti, che si ispirò al "Paradiso Perduto" per alcuni passi della sua opera, mostra senza reticenze l'alta opinione che ha di Milton:
"So che non molti possono perdonare l'artiglieria dei Diavoli contro gli Angioli, le svelte montagne e la furia con la quale le portano per aria e se le scagliano contro: il gran ponte fabbricato dal Peccato e dalla Morte, nella quale Milton simile si mostra a Spenser e all'Ariosto più che ad Omero e a Virgilio. Ma questi difetti distruggono essi le innumerevoli bellezze di quel poema, nelle quali, sia detto con pace, egli supera tutti i poeti ed eguaglia lo stesso Omero?"

Sulla scorta dei teorici tedeschi, il letterato italiano distingue due tipi di immaginazione: quella classica, che soggiace a tutte le leggi dell'armonia e della simmetria, mentre la seconda somiglia a "un fiume che torbide qualche volta, ma sonanti e maestose, porta al mare le sue onde e regge sul dorso le navi: Dante, Ariosto, Milton"
Il Foscolo, in un saggio sulla "Gerusalemme Liberata", scritto in lingua inglese,
si trova d'accordo con l'Addison nel ritenere che l'intreccio del "Paradiso Perduto" interessi tutto il genere umano, ma lamenta, con grande sensibilità il fatto che le controversie religiose della sua età abbiano costretto Milton a lunghe dissertazioni e a noiosi dialoghi teologici: "così, anziché elevare nell'altissimo e impenetrabile dei Cieli l'idea di un Dio Onnipotente comune a tutte le religioni, lo diminuì."
Ricordiamo ancora, tra i giudizi più significativi dell'Ottocento italiano, quello del Leopardi, che in una lettera al Breme cita Milton tra i poeti più fantastici e bizzarri; e quello del Gioberti, che accosta Milton ai poeti indiani e a Goethe per le efficaci pitture del sublime infernale e satanico, e aggiunge: "Sublimissimi il Satana di Milton e il Lucifero dell'Alighieri"



Infine, per una storia del Diavolo, come concetto mitologico e antropologico, consiglio questo libro:

 
In campo musicale, tra centinaia di classici Black Metal, cito due dei pezzi più celebri: "Inno a Satana" degli Emperor  https://www.youtube.com/watch?v=6PvYoCVAgFg  e "De Mysteriis Dom Sathanas" dei Mayhem.  https://www.youtube.com/watch?v=uZmDL_PzvdY





E ricordatevi sempre che



Ma dopo aver parlato così tanto di Satana dal punto di vista letterario, cos'è il Satanismo? Bhè, una storia completa del Satanismo ci porterebbe via un sacco di altro spazio, perché dovremmo partire dal Seicento... Per una volta lasciamo la parola ai cari cristiani, che in 'sto sito qua, una volta tanto, hanno riportato un'analisi veritiera e quasi obiettiva




Ebbene sì, il Satanismo, almeno quello di matrice laveyana, è il Culto di Se Stessi: l'amarsi, il darsi valore, il ricercare il piacere, il tentare, per quanto possibile, di scacciare la tristezza e di vincere i momenti di dolore e di abbattimento. Difatti il Satanista Razionalista non ama la morte né la paccottiglia che la ricorda  - quella la lasciano ai cristiani con il loro culto necrofeticistico di cadaveri appesi ai legni, tombe, martiri vari - non ama la tristezza e la rinuncia - che è sempre roba cristiana: hey, avete mai letto le analisi cristiane deprimenti-nero pece di un cristianissimo Pareyson e dell'ancor più mesto e funebre Quinzio?? -, ma anzi vive al massimo della gioia e dell'amore di Sé. Per questo il Satanismo vero è l'unico culto che celebra l'Essere Umano, nella sua Grandezza estetica e mentale. 

"Satana rappresenta l' uomo e la donna come divinità, che credono in se stessi, nella propria arte, nella propria bellezza"

Voglio anche ricordare una persona che anni fa è stata vittima di una "caccia alle streghe":



A proposito, chi avesse qualche dubbio, sul fatto che "considerarsi gli Dei di se stessi" non significa essere degli arroganti presuntuosi e violenti, visioni un po' questo sito: https://www.bambinidisatana.com/
per vedere quanto bene sociale nell'informare contro la violenza facciano certi satanisti, sbattuti in prima pagina come "mostri"... a differenza di certi monoteisti che stringono mani di dittatori



http://www.errorigiudiziari.com/?vittime=bambini-di-satana-assolti-e-risarciti
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/06/22/gettato-in-galeria-per-pregiudizio.html